Street Art Agliana

Ieri sera ho fatto compagnia per qualche ora a questi artisti… veder crescere un ‘opera così grande e vedere l’impegno che ci mettono, senza orari e senza soste mi ha dato molta fiducia nel futuro artistico della città…. ben vengano stimoli esterni e nuove idee… dobbiamo uscire dai confini e allargare le influenze, le prospettive..

Giusto il percorso intrapreso dall’assessore e da questi ragazzi nelle scuole: far capire ai ragazzi la differenza tra Street Art e scarabocchi sui muri.

Questa esperienza , assieme a quella di Clet , che suscitò non poche polemiche, si pone ad un livello artistico complesso ma allo stesso tempo d’impatto. Che c’è di più immediato di un fumetto adesivo che con 2 tratti trasforma un cartello in una vignetta…. un simbolo statico, immutato da decenni, che descrive un codice, una regola, violato e reso buffo, irriverente….. i tratti circolari, le texture e i colori sgargianti di Moneyless  sono il frutto della matematica e della geometria complessa, che va dai frattali alla visione dei batteri al microscopio elettronico…  Banalizzare o sminuire le due performances è senza dubbio uno stare sulla difensiva. L’arte visiva è anche  e , volutamente, un messaggio da decifrare con pazienza e questo viene dopo la prima analisi, ma c’è sempre … chi non la vede , si prenda un disco di Coltrane e si ascolti All or nothing at all, si accorgerà che il batterista fa un gran lavoro in sottofondo…

Giacomo Sardi

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LOST.

Gabriele Bardi

Simone Ferrari

Massimiliano Sarno

Ernest Malaguarnera

Giacomo Sardi

LOST.

I luoghi dell’abbandono  

introduzione a cura di Sauro Sardi

Dopo le prime orme lasciate sulla polvere della Luna, l’impronta che riassume come forma d’arte i luoghi dell’abbandono non va ricercata nel granito immobile delle Piramidi, ma nei segni che il tempo lasciò come matrice nell’opera più acuta di Marcel Duchamp: “Il Grande Vetro”.

In quella soffitta, e da quel giorno, il bagliore dei mercati e delle gallerie d’Arte fu tutto un guardare tra le cose che attesero a lungo, come morte, il balzo rigeneratore della chimica. Il gesto che riaccende i tratti di ciò che resta e merita almeno lo spreco di una posa. Fino a ritrovare l’idea che il tempo sia autore che incide e marca attraverso il segno pesante della vita. Oppure ignaro e leggero, composto nella sua dimora che resiste senza pretesa, sfinita dal poco o niente che ormai rappresenta.

Inerme, centrata dall’occhio ciclopico che fisserà le cose, l’immagine affronta il giorno come chi non ha specchio, con la sua luce che dal centro sfuma verso il lati, l’inquadratura ti assale come se il passato fosse una botta col flash, uno scatto regolato dal tempo che apre e chiude il diaframma di ogni storia.

 

Esposizione fotografica ,

Matteotti Studio, dal 12 giugno al 9 luglio

 

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Lajatico, la poltrona Proust di Alessandro Mendini (Foto Gabriele Bardi)

Come spesso accade, il caso è il seme di un’idea , e più ci si pensa e più cresce , germoglia , mette radici. Così Gabriele un giorno si presenta in studio con un rullino a colori e un’aria un po’ incazzata.. ” Giacomo vedrai questo rullino è da buttare e questa vecchia macchina fotografica che mi hanno spedito dagli Stati Uniti è una fregatura…. il rullino non scorre, s’inceppa..” … “ok…” dico io, “proviamo a svilupparlo e vediamo cosa esce..”.. tutto il rullino era inesorabilmente rovinato, pieno di graffi dall’inizio alla fine, su tutti o quasi i fotogrammi… l’ormai consumato rivestimento superficiale della cinquantenne QL17 aveva fatto il resto, trasformando i colori della campagna toscana in una tonalità sbiadita e acida…. Mendini e la sua poltrona Proust nel Teatro Del Silenzio attraversati come da gocce di vernice bianca che scendevano da bordo a bordo…. il caso aveva preso il pennello e aveva messo la sua firma. Così nasce LOST. Una raccolta di fotografie in luoghi abbandonati, isolati o con soggetti che portano lo spettatore a viaggiare col pensiero in paesaggi postatomici e che sembrano uscire dal film “The Day After”… il cacciabombardiere abbandonato diSimone Mone Ferrari, i fantasmi danzanti di Massimiliano Sarno, i rottami dei pickup nei deserti americani di Ernest Malaguarnera, le foto 3D di vecchi ruderi toscani di Giacomo Brubaker Sardi e le assenze di Gabriele Bardi sono come la sceneggiatura di un film fermo lì da tempo , immobile , paziente, vertiginoso… 12 giugno ore 18.00…

Giuseppina Masci

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Portfolio fotografico delle opere di Giuseppina Mascì

Era la notte dei primi giorni di Marzo, in un anno di guerra, quando i profumi e i rumori accentuavano il risveglio della natura, creando qualche attimo di distrazione al fato che aveva il compito di segnare il nuovo arrivato, che avrebbe occupato la terra.

Nell’alto colle di un paese, nel cuore di una terra che amo, la Calabria, a Pallagorio, è li che sono nata. Non so se in quel giorno la terra era baciata dal vento, come suggerisce il nome antico del mio paese, Puheriu, ma niente e nessuno toglie il privilegio di un così caro significato.

Mi chiamarono Giuseppina, dandomi il nome di una giovane zia, morta di spagnola nel 1919. Morì nell’età dei suoi diciotto anni e mia madre volle onorarmi con il suo nome.

Ero l’ultima dei cinque figli che mia madre aveva partorito e l’unica che stentava ad arrivare al mondo.

Credo profondamente nella “parte”, quella che viene assegnata nel momento della nascita. “Ogni cosa arriva per qualcosa”.

Crescendo, mostravo la forte ammirazione per le cose vere e il curioso desiderio di quelle belle.

Nel 1957, che era l’età dei miei quattordici anni mi trasferii a Firenze, presso la famiglia di mia sorella, iniziando così un percorso di vita opposto a quello che avrei vissuto nella mia terra. Nell’anno del 1977 iniziai a versare sulla carta i miei sentimenti per sottrarmi da una sofferenza che aveva iniziato a divorare le mie carni lasciando in evidenza le grosse costole.

Non ho titoli che diano merito ai miei scritti e poca memoria per ricordare ciò che studio. La mia arte è quella di ritrarre in momenti speciali vena autonoma ed essenzialità, l’eco, frutto dell’anima: grazia rivelata dal profondo del più puro sentimento.

Giuseppina Masci

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Marco Saielli

Mostra di Marco Saielli, “IL DRAGONE AL PRIMO MAGGIO” nella sala ovale della provincia di Prato, in via ricasoli 17 , dal 26 aprile al 6 maggio, da una sola pellicola in doppia esposizione , una serie di scatti realizzati alla manifestazione del primo maggio e una seconda serie di scatti effettuati al capodanno cinese a Prato …. 22 scatti bellissimi in bianco e nero scansionati e stampati 50×70 su carta Hahnemuhle da Matteotti Studio

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Texture Spot

“Sono un accumulatore seriale di linee, texture, geometrie , forme che si ripetono , ombre che si ramificano. I miei studi da informatico , la matematica intorno alle mie scelte sono come un bioritmo onnipresente. Un linguaggio macchina naturale e casuale : pieno-vuoto, bianco-nero, ombra-luce, spigoli-angoli.  Ogni giorno e per un breve istante vi è  uno spazio preciso dove si forma la geometria perfetta, ma si rivela solo con uno Spot, una mano che si chiude e forma un cerchio sull’occhio”

Giacomo Sardi

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Fotografo Giacomo Sardi

Trans-Europe-Express

“Ho viaggiato su treni, corriere, traghetti, chiatte, talvolta in autostop e a piedi. In qualche occasione mi è capitato di maledire questa scelta (…), ma me la sono cavata sempre e sempre ho incontrato qualcuno pronto a darmi una mano. Lo stato di bisogno mi ha fatto capire meglio la temperatura umana dei luoghi, le difficoltà sono diventate racconto e il viaggio si è fatto da sé senza bisogno che programmassi nulla.”
Paolo Rumiz, “Trans Europa Express”, 2015
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TRANS EUROPE EXPRESS è un viaggio visivo e sonoro attraverso l’Europa. Il racconto di un ritorno verso casa, di una avventura inaspettata, fatta di incontri con cieli, paesaggi, strade, odori e sapori sempre diversi.
TRANS EUROPE EXPRESS ci parla del viaggio come scoperta, come meta verso un nuovo inizio, alludendo anche alla strada che, molti giovani come noi per scelta o per dovere, si trovano a percorrere in cerca di nuove possibilità.

 

Video realizzato da Francesco Boccaccini e Matteo Sessa in collaborazione con Filippo Vannucchi, ed inaugurazione della mostra fotografica con opere di Lorenzo Colzi.

Stampa foto e pannellature effettuate da Matteotti Studio

Mostra a cura di Carolina Ciuti

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Portraits

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L’amministrazione comunale, in collaborazione con il quotidiano La Nazione, l’Associazione Il Moderno e Matteotti Studio, ha indetto il concorso fotografico Portraits – Le emozioni, le storie, la vita quotidiana dell’universo femminile in uno scatto fotografico.

Il concorso, aperto a tutti, intende raccogliere ritratti di donne che riescano ad interessare per la loro capacità di essere espressivi e comunicativi. Fra tutte le foto inviate, ne verranno scelte venti che, una volta stampate, andranno a costituire una mostra che verrà istallata negli spazi espositivi del Comune.

La giuria, composta da Carlo Quartieri, fotografo della Nazione, Giacomo Sardi, fotografo e Patrizia Esposito, Presidente dell’AUSER Agliana, selezioneranno i primi tre classificati che verranno premiati la sera dell’8 marzo al Teatro Moderno.

 

“L’idea del concorso – spiega l’assessore alle pari opportunità Luisa Tonioni – è offrire la possibilità a tutti, donne e uomini, di narrare, attraverso i loro scatti fotografici, le emozioni, le storie, il quotidiano delle donne. Vogliamo arricchire l’8 marzo con un altro linguaggio ed offrire, per questa giornata, una pluralità di prospettive attraverso cui vivere l’essere donna.“